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La lunga e faticosa storia del progetto della basilica di San Pietro. Le idee e i lavori di Michelangelo

2021-02-13 09:00

Federica Pagliarini

Approfondimenti,

La lunga e faticosa storia del progetto della basilica di San Pietro. Le idee e i lavori di Michelangelo

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Oggi vorrei parlare di Michelangelo architetto e soffermarmi sul lungo progetto della basilica di San Pietro.

Permettetemi però un preludio, indispensabile per introdurre il nostro argomento. Era il 1534, Michelangelo aveva cinquantanove anni e aveva lasciato Firenze senza aver concluso le opere architettoniche che aveva iniziato (ricordiamo la scala della Biblioteca Laurenziana). Non farà più ritorno nella città natale e si stabilirà a Roma fino alla morte. Dopo Giulio II (papa che aveva commissionato la volta della Cappella Sistina) e Leone X (che commissionò le cappelle medicee a Firenze), venne eletto un Farnese, Alessandro. Prenderà il nome di Paolo III. Lui iniziò la riforma della Chiesa cattolica romana e divenne il committente assoluto di Michelangelo. Ci troviamo in un periodo storico particolare. Il Rinascimento è finito e si affaccia determinata la Controriforma con tutte le sue sfaccettature negative, in primis l’Inquisizione (che si scaglierà anche contro il “Giudizio Universale” di Michelangelo).

Michelangelo a Roma dà sfogo alla sua creatività e non gli par vero di poter progettare tutto quello che covava nella sua mente. Ideerà numerosi spazi aperti: il Campidoglio, Palazzo Farnese, Porta Pia e si confronterà con l’architettura antica (Santa Maria degli Angeli). Il progetto della nuova basilica di San Pietro e la rispettiva cupola, saranno i lavori che maggiormente lo impegneranno sia sul piano mentale che progettuale. Chi sono stati però i suoi predecessori? Rossellino, Bramante, Raffaello e Antonio da Sangallo. Rossellino iniziò a lavorare sotto il pontificato di Niccolò V che ordinò il rifacimento dell’antica basilica costantiniana. La sua idea era quella di realizzare una chiesa con corpo longitudinale, a cinque navate, coperte da volta a crociera, che poggiavano su pilastri che racchiudevano le vecchie colonne. Inoltre è da ricordare l’ampliamento del transetto e l’inserimento del coro. Nel 1450 muore Niccolò V e da questo momento i lavori non ebbero più nessun considerevole sviluppo. Ci fu una ripresa parziale nel 1470 con Giuliano da Sangallo. Sarà soltanto Giulio II a riaprire il cantiere, affidando i lavori a Donato Bramante. Al contrario di Rossellino, Bramante aveva progettato una pianta a croce greca, perché si rifaceva ai primi “martyria” cristiani e una cupola emisferica, simile a quella del Pantheon. Abbiamo la testimonianza grazie alla presenza della medaglia del “Caradosso” coniata per commemorare la posa della prima pietra (avvenuta il 18 aprile 1506) e del cosiddetto “piano pergamena”. Chiari erano i richiami all’architettura romana. Per dare inizio ai lavori, Bramante demolì la parte del presbiterio dell’antica basilica e questo sollevò numerose polemiche, anche da parte di Michelangelo. Il suo soprannome sarà “maestro ruinante”. I lavori si interruppero per la morte di Giulio II nel 1513 e del Bramante stesso che passò a miglior vita solo un anno dopo. Proprio nel 1514 i lavori passeranno a Raffaello e Giuliano da Sangallo, ma l’urbinate morì nel 1520 e non riuscì a concludere praticamente nulla. Sarà poi papa Paolo III ad affidare i lavori a Antonio da Sangallo nel 1538. Quest’ultimo decise di unire l’impianto basilicale con quello centrale, inserendo un avancorpo cupolato con due torri campanarie. Quindi iniziò la fondazione del braccio nord e rinforzò i pilastri della cupola, rialzando la quota di progetto del pavimento (creando così anche lo “grotte vaticane”). Nel 1538 verrà inserita una “parete divisoria” tra la parte rimasta della navata centrale della vecchia basilica e la nuova che si stava costruendo. Si fece questo per evitare che le polveri e le demolizioni potessero rovinarla.

e li assemblò per preparare un testo campione. È sopravvissuto non solo a più di cinque secoli, ma anche al passaggio alla videoimpaginazione, pervenendoci sostanzialmente inalterato. Fu reso popolare, negli anni ’60, con la diffusione dei fogli di caratteri trasferibili “Letraset”, che contenevano passaggi del Lorem Ipsum, e più recentemente da software di impaginazione come Aldus PageMaker, che includeva versioni del Lorem Ipsum.

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Oggi vorrei parlare di Michelangelo architetto e soffermarmi sul lungo progetto della basilica di San Pietro.

Permettetemi però un preludio, indispensabile per introdurre il nostro argomento. Era il 1534, Michelangelo aveva cinquantanove anni e aveva lasciato Firenze senza aver concluso le opere architettoniche che aveva iniziato (ricordiamo la scala della Biblioteca Laurenziana). Non farà più ritorno nella città natale e si stabilirà a Roma fino alla morte. Dopo Giulio II (papa che aveva commissionato la volta della Cappella Sistina) e Leone X (che commissionò le cappelle medicee a Firenze), venne eletto un Farnese, Alessandro. Prenderà il nome di Paolo III. Lui iniziò la riforma della Chiesa cattolica romana e divenne il committente assoluto di Michelangelo. Ci troviamo in un periodo storico particolare. Il Rinascimento è finito e si affaccia determinata la Controriforma con tutte le sue sfaccettature negative, in primis l’Inquisizione (che si scaglierà anche contro il “Giudizio Universale” di Michelangelo).

Michelangelo a Roma dà sfogo alla sua creatività e non gli par vero di poter progettare tutto quello che covava nella sua mente. Ideerà numerosi spazi aperti: il Campidoglio, Palazzo Farnese, Porta Pia e si confronterà con l’architettura antica (Santa Maria degli Angeli). Il progetto della nuova basilica di San Pietro e la rispettiva cupola, saranno i lavori che maggiormente lo impegneranno sia sul piano mentale che progettuale. Chi sono stati però i suoi predecessori? Rossellino, Bramante, Raffaello e Antonio da Sangallo. Rossellino iniziò a lavorare sotto il pontificato di Niccolò V che ordinò il rifacimento dell’antica basilica costantiniana. La sua idea era quella di realizzare una chiesa con corpo longitudinale, a cinque navate, coperte da volta a crociera, che poggiavano su pilastri che racchiudevano le vecchie colonne. Inoltre è da ricordare l’ampliamento del transetto e l’inserimento del coro. Nel 1450 muore Niccolò V e da questo momento i lavori non ebbero più nessun considerevole sviluppo. Ci fu una ripresa parziale nel 1470 con Giuliano da Sangallo. Sarà soltanto Giulio II a riaprire il cantiere, affidando i lavori a Donato Bramante. Al contrario di Rossellino, Bramante aveva progettato una pianta a croce greca, perché si rifaceva ai primi “martyria” cristiani e una cupola emisferica, simile a quella del Pantheon. Abbiamo la testimonianza grazie alla presenza della medaglia del “Caradosso” coniata per commemorare la posa della prima pietra (avvenuta il 18 aprile 1506) e del cosiddetto “piano pergamena”. Chiari erano i richiami all’architettura romana. Per dare inizio ai lavori, Bramante demolì la parte del presbiterio dell’antica basilica e questo sollevò numerose polemiche, anche da parte di Michelangelo. Il suo soprannome sarà “maestro ruinante”. I lavori si interruppero per la morte di Giulio II nel 1513 e del Bramante stesso che passò a miglior vita solo un anno dopo. Proprio nel 1514 i lavori passeranno a Raffaello e Giuliano da Sangallo, ma l’urbinate morì nel 1520 e non riuscì a concludere praticamente nulla. Sarà poi papa Paolo III ad affidare i lavori a Antonio da Sangallo nel 1538. Quest’ultimo decise di unire l’impianto basilicale con quello centrale, inserendo un avancorpo cupolato con due torri campanarie. Quindi iniziò la fondazione del braccio nord e rinforzò i pilastri della cupola, rialzando la quota di progetto del pavimento (creando così anche lo “grotte vaticane”). Nel 1538 verrà inserita una “parete divisoria” tra la parte rimasta della navata centrale della vecchia basilica e la nuova che si stava costruendo. Si fece questo per evitare che le polveri e le demolizioni potessero rovinarla.

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Per quanto riguarda la cupola, Michelangelo ci ha lasciato un modello ligneo e abbiamo alcuni disegni di Dupérac come testimonianza. L’artista fece costruire il tamburo della cupola, costituito da coppie di colonne binate che incorniciano sedici finestre. Michelangelo non completò la costruzione di tutta la cupola che sarà poi terminata da Giacomo Della Porta tra il 1588 e il 1593. Quasi sicuramente quest’ultimo si allontanò dalle idee michelangiolesche che la volevano più sferica. Inoltre il Della Porta la costruì sette metri più alta rispetto al modello michelangiolesco e a sesto rialzato per evitare le spinte della calotta ai lati. Dal punto di vista strutturale è formata da una doppia calotta, come era quella della chiesa di Santa Maria del Fiore a Firenze, realizzata dal Brunelleschi. La decorazione interna è a mosaico, fatta dal Cavalier d’Arpino e Giovanni De Vecchi su commissione di papa Clemente VIII. Raffigurano scene della vita di Cristo, apostoli, busti di papi e santi.

Nel 1562 Michelangelo abbandonò i lavori della basilica, sia per motivi di salute (era ormai molto anziano e vicino alla morte) e soprattutto a causa del suo rivale Nanni di Baccio che divenne consulente della commissione. La morte del maestro avverrà due anni dopo. Era il 18 febbraio 1564.

Chi continuò i lavori dopo la sua scomparsa? Clemente VIII diede l’incarico a Carlo Maderno che realizzò anche la facciata. La pianta venne modificata, ma mantenne la pianta centrale di Michelangelo aggiungendogli un corpo longitudinale. Durante la Controriforma la pianta della basilica si avvicinò molto di più ad una croce latina, in modo da accogliere più fedeli al suo interno. Le navate laterali furono coperte da piccole cupole incassate nel corpo della basilica. In questo modo all’esterno non rimanevano che delle lanterne. Sulla facciata riprese l’ordine gigante ipotizzato da Michelangelo, ma non creò un pronao aggettante. Sotto Paolo V saranno inseriti anche i campanili laterali. Anche Gian Lorenzo Bernini, oltre ad aver realizzato il famoso porticato e il baldacchino, ha diretto i lavori della costruzione interna della basilica e dei campanili adiacenti la facciata. Sarà papa Urbano VIII a consacrare la basilica nel 1626.

Come si è potuto capire la storia della basilica di San Pietro è davvero lunga e complessa, ricca di vicissitudini e problemi più o meno importanti. Chiunque la veda oggi non potrà che rimanere estasiato davanti al lavoro compiuto. Sembra quasi di rivedere all’opera tutti gli architetti e i papi che sono stati menzionati. Un’emozione unica!

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