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Tempo di Halloween. La festa celtica di Samhain e Jack O’Lantern

2020-10-26 12:00

Federica Pagliarini

Curiosità,

Tempo di Halloween. La festa celtica di Samhain e Jack O’Lantern

“Tutti sapevano che il vento, quella sera, era un vento insolito; anche l’oscurità era insolita perché era Halloween, la vigilia di Ognissanti, tutto

“Tutti sapevano che il vento, quella sera, era un vento insolito; anche l’oscurità era insolita perché era Halloween, la vigilia di Ognissanti, tutto pareva tagliato in un morbido velluto nero, dorato, arancione. Il fumo si arricciolava fuori da mille camini come i pennacchi di un corteo funebre. Dalle cucine esalava il profumo delle zucche; quelle svuotate della polpa e quelle che cuocevano dentro il forno.”

(L'albero di Halloween, Ray Bradbury)

 

 

Dolcetto o scherzetto?

Piaccia o non piaccia siamo quasi arrivati a quella notte dell’anno in cui i bambini mascherati vagano per le strade alla ricerca di dolci e le vetrine dei negozi si riempiono di caramelle, pipistrelli, fantasmi…e zucche intagliate, volti ghignanti e illuminati dall’interno.

È tempo di Halloween!

Ma che cosa è Halloween?

Diciamo che le sue origini non vanno affatto ricercate in America, anche se è lei che lo ha per lo più trasformato nella festa che è adesso, bensì in Irlanda.

Il suo antico nome era Samhain ed era una festività celtica risalente addirittura al VI sec. a.C.: il suo nome deriverebbe dall’irlandese antico “samain” e significherebbe “fine dell’estate” mentre in irlandese moderno vorrebbe dire “Novembre”.

Veniva infatti celebrata tra il 31 ottobre e il 1º novembre ed era un vero e proprio Capodanno, poiché segnava la fine dell’estate e inaugurava la nuova stagione, quella dell’autunno.

L’inizio del nuovo anno segnato da Samhain era un momento di contemplazione, una sorta di “non giorno” in cui le barriere tra i mondi si dissolvevano e i morti potevano entrare in contatto con i vivi: era un momento di gioia poiché i defunti potevano tornare nei posti abitati in vita e i vivi li celebravano, mostrando così il legame indissolubile tra passato e futuro.

Naturalmente gli spiriti dell’aldilà venivano anche ringraziati per il loro favore e per aver donato raccolti abbondanti nel corso dell’anno appena finito e i vivi erano soliti lasciare del cibo fuori dalle loro abitazioni proprio a questo scopo…e per non farli adirare! Si era soliti anche compiere sacrifici indossando le pelli degli animali uccisi e maschere spaventose, affinché le entità malvagie fossero tenute lontano: ecco spiegate le origini del “dolcetto o scherzetto” e della pratica del travestirsi in maniera spaventosa.

La tradizione pagana di Samhain venne poi assorbita dalla religione cattolica con la nascita di Ognissanti, proprio per cercare di nascondere le “terribili” usanze passate, ma non tutto si riuscì ad oscurare e la festività venne esportata dagli Irlandesi in America, a metà dell’Ottocento, diventando infine Halloween, perdendo in parte lo spirito con cui era nata e giungendo alla fine anche in Italia.

Che dire, invece, del simbolo di Halloween, la mostruosa zucca intagliata dal sorriso ghignante?

In origine in Irlanda era una grossa rapa che serviva per proteggere la casa e scacciare gli spiriti maligni, ma poi, quando nell’Ottocento la carestia colpì la loro terra e molti irlandesi furono costretti a migrare in America, divenne una zucca, poiché molto più facile da reperire e da lavorare, ma il suo significato rimase lo stesso.

Il simbolo per eccellenza di Halloween è legato a una leggenda, quella di un “Ne’er-do-well”, ossia che “non ne combino una giusta”, un certo Stingy Jack, più conosciuto come Jack O’Lantern.

Il protagonista della leggenda popolare irlandese era un fabbro astuto e col vizio dell’alcol.

La sera del 31 ottobre si racconta che si recò a una locanda per bere ma sulla strada incontrò niente di meno che il diavolo in persona, venuto per prendersi la sua anima; Jack chiese almeno di poter bere il suo ultimo bicchiere e, a corto di soldi, pregò il diavolo di trasformarsi in una moneta così da esaudire il suo ultimo desiderio; il diavolo lo fece, si trasformò in una moneta da 6 pence ma Jack la mise in tasca accanto a una con una croce d’argento che impediva al demonio di riprendere le sue vere sembianze.

Si giunse a un compromesso: il diavolo avrebbe reclamato l’anima di Jack tra dieci anni e così venne liberato.

L’incontro avvenne anni dopo, sempre la sera del 31 ottobre, ma stavolta l’astuto Jack chiese al diavolo di raccogliere una mela da un albero, questi salì e l’uomo incise una croce sul tronco.

Si mercanteggiò di nuovo e alla fine il diavolo promise, in cambio della libertà, di risparmiare a Jack la dannazione eterna.

L’anno seguente Jack morì ma, per la sua vita piena di peccati, venne rifiutato in Paradiso e anche all’Inferno.

Il diavolo, infatti, ricordò a Jack il patto, non accolse la sua anima e la lasciò errare per il mondo.

Gli diede solo un tizzone ardente che Jack posizionò in una rapa e da quel momento l’anima dell’uomo vagò per il mondo alla ricerca di un luogo in cui riposarsi.

La rapa divenne una zucca, e la zucca divenne Jack O’Lantern stesso e ancora oggi, ad Halloween, lo spirito vaga inquieto tra i vivi.

“Jack-o-Lantern mi segue, con gli occhi come fessure luminose. I suoi denti gialli che ghignano maligni. Io disprezzo il la sua risata fragorosa. Ma riderò io per ultima quando sarà passato Halloween. Questo re delle zucche io taglierò a metà, per farci una torta per due!”

 (Slaying Dragons, Richelle E. Goodrich)

 

Di Silvia Urtone

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