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Lì dove Ramses II e Nefertari guardano il mondo. Il Tempio di Abu SimbelLì dove Ramses II e Nefertari guarda

2020-11-02 17:02

Federica Pagliarini

Archeologia,

Lì dove Ramses II e Nefertari guardano il mondo. Il Tempio di Abu SimbelLì dove Ramses II e Nefertari guardano il mondo. Il Tempio di Abu Simbel

Il complesso archeologico di Abu Simbel è quel simbolo di potere che custodisce in sé bellezza e arte.Ci troviamo in Egitto, ovviamente, ai tempi del

Il complesso archeologico di Abu Simbel è quel simbolo di potere che custodisce in sé bellezza e arte.

Ci troviamo in Egitto, ovviamente, ai tempi del famoso Ramses II, XIII sec. a.C. e XIX dinastia: il faraone ha trionfato nella battaglia di Qadesh e ha raggiunto il punto di massima espansione territoriale durante il Nuovo Regno. È tempo di far vedere ai Nubiani che comanda, di intimorirli e mostrare tutto il potere dell’Egitto…ed è così che nasce questo enorme complesso templare, scolpito nella roccia, a marcare il confine con la Nubia stessa. I templi di Abu Simbel sono due, uno più maestoso e uno più piccolo, dedicato all’amata Nefertari, moglie di Ramses II e alla dea Hathor, entrambi rupestri, scavati nel fianco stesso della montagna.

33 metri di altezza per 38 metri di lunghezza.

Il sito si trovava nell’Egitto meridionale, sulla riva del lago Nasser, e venne scoperto nel 1813 dallo svizzero Burckhardt: completamente ricoperto di sabbia tornò alla luce e solo nel 1817 venne violato dall’archeologo italiano Giovanni Battista Belzoni, tornato dal passato a stupire in tutta la sua bellezza.

Nel 1960 il presidente Nasser iniziò i lavori per la costruzione della grande diga di Assuan, la quale prevedeva la formazione di un bacino artificiale e rischiava di cancellare testimonianze del passato, tra le quali Abu Simbel stessa. Vagliate varie proposte per evitare la catastrofe alla fine si numerò e smontò l’intera parte scolpita della collina per poi ricostruire 300 metri più indietro rispetto al bacino venutosi a creare. Così Abu Simbel venne rimontato e divenne patrimonio dell’UNESCO.

Come ci appare l’opera di Ramses II, iniziata nel 26° anno di regno in occasione del secondo giubileo per divinizzare se stesso e sorta sulle antiche vestigia di un tempio per il dio Horus?

All’entrata ci accolgono 7 colossali statue, immense e terribili e che paiono giudicare il visitatore, e le 4 di Ramses II, alte 20 metri, mostrano tutto il potere acquisito dal faraone, con indosso le corone dell’Alto e del Basso Egitto, il “nemes” che gli scende sulle spalle e il cobra sulla fronte; ai lati, più piccole, le statue dell’amata Nefertari e della madre Tuia, mentre tra le gambe si riconoscono alcuni figli della coppia reale. Al di sopra, sul frontone del tempio, 14 babbuini guardano verso ovest, forse in origine 22 come le province dell’Alto Egitto o 24 come le ore del giorno.

Tra le colossali statue del faraone, si staglia l’entrata del tempio, su cui viene rappresentato il dio falco Horus unito al dio solare Ra, insieme a un’immagine della dea Maat: tutto, in una sorta di rebus, riporta al nome di Ramses II, il quale con questo tempio vuole celebrare sia Ra che se stesso!

All’ingresso altre divinità vengono rappresentate insieme ai simboli di Alto e Basso Egitto, uniti sotto il potente faraone, e alle immagini dei prigionieri asiatici e africani caduti sotto il dominio egiziano.

 

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Passato l’ingresso si giunge nella grande sala dei pilastri osiriaci, otto dei quali raffigurano lo stesso faraone con le sembianze del dio Osiride, e sulle pareti si riconoscono scene della battaglia di Qadesh contro gli ittiti e delle altre imprese contro Nubia, Libia e Siria. Passando per la sala dei nobili, la più piccola, si arriva nel santuario vero e proprio che ci accoglie con quattro statue sedute che guardano verso l’entrata, Ptah, Amon Ra, Ra-Harakhti e lo stesso Ramses II divinizzato: costituiscono le divinità più importanti del tempo.

Proprio qui, grazie all’orientamento del tempio, due volte all’anno, all’incirca il 20 febbraio e il 20 ottobre, un raggio di sole entrava dall’ingresso del tempio di Abu Simbel e arrivava ad illuminare la statua del divinizzato Ramses II, colpendo in parte anche i vicini Amon Ra e Ra-Harakhti: in tal modo l’energia divina avrebbe ricaricato il faraone, donandogli la forza per regnare con saggezza e con il sostegno degli dèi.

Il miracolo avviene ancora oggi, un evento straordinario in cui quest’opera di perfezione viene baciata dal sole e risplende.

Ma il tempio di Abu Simbel, oltre ad essere simbolo di potere, è anche testimonianza dell’amore profondo che univa Ramses II all’amata moglie Nefertari. Proprio qui è presente la poesia che egli scrisse per la sposa, delicato ricordo di una coppia divina il cui amore è tenero esempio per i mortali.

Lì dove il sole risplende sulle statue colossali e quasi spaventose del faraone batte il cuore dell’Egitto e di un faraone che, oltre a celebrare il suo potere e a voler terrorizzare i suoi nemici, volle anche celebrare l’amore.

 

 

Unica, amata senza rivali

la più bella del reame... ammirala

E' come la scintillante stella

all'inizio di un felice anno.

 

Risplende di perfezione

il suo corpo dorato

e gli occhi incantano

ad ogni sguardo.

 

Dolce è il discorso delle sue labbra

senza dire una parola inutile 

il collo lungo e il seno luminoso

con i capelli di vero lapislazzuli.

 

Le sue braccia superano lo splendore dell'oro

e le sue dita son come calici di loto.

Languide sono le cosce

ed esile la sua vita.

 

Le sue gambe reggono la sua bellezza

camminando sui terreni con passo grazioso,

i loro movimenti catturano il mio cuore.

 

"Oh, mio buon vino... il mio dolce miele tua bocca...

Mi diletto con le tue parole

le tue labbra... i tuoi baci mi deliziano

Vieni, mia amata sorella."

 

(poesia di Ramses II per Nefertari)

 

Di Silvia Urtone

 

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