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La prima versione della "Conversione di Saulo" di Caravaggio

2020-11-05 12:00

Federica Pagliarini

Approfondimenti, Caravaggio, Roma,

La prima versione della "Conversione di Saulo" di Caravaggio

Nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma, nella cappella Cerasi, si trovano due dipinti del Caravaggio: la "Conversione di Saulo" e la "Crocifiss

Nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma, nella cappella Cerasi, si trovano due dipinti del Caravaggio: la Conversione di Saulo e la Crocifissione di Pietro. La maggioranza di voi li conoscerà e molti avranno avuto il piacere di vederli dal vivo durante una passeggiata turistica in centro di Roma. 

Sapete però che questi due dipinti non sembrano essere stati i primi realizzati dal Merisi? Esiste ancora oggi la prima versione della "Conversione di Saulo" in collezione privata Odescalchi. Ma come mai Caravaggio ne realizzò due versioni? Ve lo racconto subito. 

 

Era il settembre del 1600 quando monsignor Tiberio Cerasi, Tesoriere Generale della Camera Apostolica e Ministro del tesoro del papa Clemente VIII Aldobrandini, compra la Cappella Foscari (dedicata ai Santi Pietro e Paolo) in Santa Maria del Popolo dai padri agostiniani. Decide di farla restaurare dall'architetto Carlo Maderno, di affidare la realizzazione della pala d'altare ad Annibale Carracci e delle pale laterali a Caravaggio, diventato da poco "famoso" grazie alla commissione della Cappella Contarelli in San Luigi dei francesi. Sul contratto si concorda il compenso (400 scudi) e il materiale della tavola, ossia il cipresso. 

 

Inaspettatamente Tiberio Cerasi muore, nella sua villa a Frascati dove era andato per curare una calcolosi, tra il 2 e il 3 maggio 1601. Erede dei suoi beni è l'Ospesale della Consolazione, legato a lui da vincoli personali. Sul testamento, scritto in punto di morte,il Cerasi chiede agli eredi di completare la cappella secondo il disegno del Maderno. Dopo la sua morte, nel novembre 1601 Caravaggio viene pagato per i suoi dipinti (anche se di meno del compenso pattuito), ma questi non vengono ancora posti nella cappella, quasi sicuramente perché non era stata ancora completata. 

 

Solo nell'aprile-maggio del 1605 vedremo i dipinti nei laterali della Cappella. Sappiamo che venne pagato un falegname per fare le cornici e sistemare i quadri che adesso sono su tela e non più su tavola di cipresso. Cosa è successo?

 

La storia non è così semplice e ancora oggi non si hanno certezze. L'unico che ci dice qualcosa è il biografo e nemico del Merisi Baglione. Dice che le due tavole non erano piaciute al "padrone" (non specificando però che si trattasse di Tiberio Cerasi) e così le comprò il cardinale Sannesio. Per quale motivo non piacquero? Inoltre questa affermazione sarà vera dato che Baglione è l'unico a riferirla? Lo stile con cui Caravaggio ha dipinto la tavola con la "Conversione di Saulo" è molto diversa da quella che vediamo oggi. È molto "animata" e ricca di pathos. È ancora legata ai dettami del manierismo. Quella che vediamo oggi è invece più statica. 

 

Si ritiene in realtà che il committente dell'opera (non più il Cerasi morto quasi subito ma i suoi eredi) non abbia rifiutato proprio un bel nulla, ma sia stato lo stesso Caravaggio ad accorgersi che le sue tavole non si "adattavano" al contesto stilistico della cappella, dove Annibale Carracci aveva dipinto un' "Assunta" come pala d'altare. Inoltre Caravaggio si potrebbe essere reso conto che la vicinanza molto ravvicinata di chi entrava in cappella mal si adattava alla tavola. Avrebbe deciso così di cambiare stile e punto di vista della scena.Se così fosse il Merisi avrebbe dipinto la tela qualche anno dopo la data oggi consolidata, ossia quando la cappella era stata completata anche dal punto di vista architettonico.

 

Ma la tavola della "Conversione di Saulo" come giunse nelle mani degli Odescalchi? Abbiamo detto che Baglione ci racconta che le prime due versioni dei due dipinti li comprò il cardinale Sannesio, rimanendo nelle sue mani fino al 1646.I suoi eredi cederanno i dipinti a Juan Alfonso Enriquez de Cabrera, nono Almirante di Castiglia e vicerè di Napoli e Sicilia che li portò con sè a Madrid dove rimangono fino al 1647. Alla sua morte alcune sue opere sono state vendute per risanere i debiti e le tasse di successione, tra cui anche la "Conversione di Saulo" che sarà comprata dal nobile genovese Agostino Airolo e poi dal cognato Francesco Maria Balbi. Qui rimane dino al 1664. In seguito di un matrimonio tra gli Odescalchi e i Balbi di Piovera il dipinto giunse nelle mani degli Odescalchi.

 

Della prima versione della "Crocifissione di San Pietro" invece si sono perse le tracce nel 1691, quando doveva trovarsi ancora in Spagna. Chissà se ancora si trova lì, coperto da spessi strati di polvere?

 

Di Federica Pagliarini

 

 

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